BPD non è la sigla della polizia di Boston, ma significa disturbo borderline della personalità. Si tratta di un disturbo della personalità, e fin qui ci potevamo arrivare tutti, che si presenta in molteplici forme differenti a seconda del paziente, ma che ha sintomi comuni che lo rendono riconoscibile e diagnosticabile (sarebbe quando il medico ti dice: sei borderline).
Per uno scrittore è una via di mezzo tra la Manna(tm) dal cielo e la panacea universale. Perché? Lo scopriremo tra poco.
Dicevamo che i sintomi della BPD sono riconoscibili, eccoli presentati in professionale elenco: instabilità emotiva, conflittualità nelle relazioni, paura dell’abbandono, disregolazione (vuol dire che non si è equilibrati) emotiva, autolesionismo, impulsività, – Oddio(tm) sono borderline… -, e tendenze suicide.
Come spesso accade nella scienza gli psicologi non hanno capito subito cosa avevano davanti, parliamo dell’ottocento l’epoca nella quale ti potevano infilare un trapano nel cervello per curarti l’orticaria. I pazienti, infatti, che pazientemente aspettavano il loro trapano, sembravano schizofrenici ma non presentavano l’intero quadro clinico degli schizofrenici. (Devo scrivere un articolo sulla schizofrenia? E perché no? Stay tuned). Per tal ragione, mentre si sistemava il monocolo, oliava il trapano, e imprecava dicendo ‘poffarre e poffarbacco’ un tal Hughes coniò il termine ‘bordeline insanity‘.
Per completare il quadro storico, dopo innumerevoli ‘pergiove e perdiana’ degli psicologi, negli anni sessanta l’eminente Otto Kenberg smise di trapanare crani e concepì l’organizzazione bordeline della personalità, ovvero la presenza di rabbia, depressione e comportamenti impulsivi, instabilità di umore che non è associata alla schizofrenia bensì a quella che un tempo era definita psicosi maniaco-depressiva. La dicitura “Psicosi maniaco-depressiva” vorrei tanto averla sulla mia carta d’identità o sulla patente per vedere la faccia dei poliziotti quando mi fermano ai posti di controllo, ma questo perché sono un agente del caos, non fatelo a casa.
Ai giorni nostri, con ben altre, più colorite e spesso anglofone imprecazioni, gli psicologi definiscono la BPD come un disturbo al confine tra la nevrosi (ansia e depressione) e la psicosi (dissociazione, paranoia, ecc.)
Si va delineando, caro lettore, la cagion per la quale la BPD, sempre da un punto di vista letterario, sia una fonte inesauribile di personaggi. Ma proseguiamo.
Esistono molti fattori, grandemente differenti tra loro, che possono innescare comportamenti borderline. In primis la madre di tutti i super eroi, il motore immobile di metà letteratura fantastica, e il colpo di scena di praticamente tutte le storie: l’esperienza traumatica. Subire un abuso, un trauma fisico e/o emotivo possono essere fattori scatenanti. Anche esperienze meno “gravi” (metto le virgolette perché fare gerarchia degli abusi mi pare una cosa orribile) possono innescare la BPD, ad esempio subire maltrattamenti in famiglia, essere trascurati dai genitori, o essere costretti a una separazione forzata.
In secundis, anche in questo caso la narrativa supeeroistica vi ha pescato a piene mani, abbiamo i fattori genetici e neuroscientifici. Alcuni studi indicano che la BPD potrebbe essere ereditaria e derivata anche da altri disturbi mentali o della personalità dei genitori, altri che i pazienti affetti da BPD abbiano alterazioni nella chimica del cervello, specialmente nelle aree relative al controllo e all’espressione delle emozioni con una iperattività di suddette aree.
Terzo fattore, (cambio dal latino perché ho fatto l’ITI io), l’ambiente familiare, ovvero il background del 99% della narrativa mainstream. Nascere in una famiglia nella quale si manifestano reazioni inappropriate che sviliscono e disconoscono (o misconoscono, che sono due parole diverse dal significato diverso), le emozioni e le sensazioni del membro a rischio, aumetano la possibilità di uno squilibrio affettivo e anche di svilppare una personalità borderline. Non avere figure di riferimento, in giovane età, in grado di fornire le competenze necessarie per gestire le proprie emozioni (gestire le emozioni è una cosa che ci viene insegnata, bisogna saperlo fare), o subire atti di bullismo, accentuano e rafforzano le criticità di una personalità borderline.
Infatti la BPD non è un disturbo da adulti ma può insorgere anche nei giovani e la sua diagnosi precoce è di vitale importanza. Negli adolescenti il disturbo può manifestarsi in maniere comparabili all’adulto. Il problema, per quanto mi riguarda, è capire quando andare a prendere il trapano. (Si vede che ho due figlie alle soglie dell’adolescenza?) Come dicevo la diagnosi precoce è di vitale importanza perché può predire, e di conseguenza arginare, i tentativi di autolesionismo futuri.
Come descrivere un personaggio affetto da BPD? La chiave è l’emotività e la difficoltà nella sua gestione. Bisogna tener conto dei disturbi dell’umore. Il paziente cambia spesso stato emotivo in maniera rapida magari a fronte di un evento anche lieve ma legato al suo vissuto personale. Sovente le emozioni sono contrastanti e contemporanee. Momenti di euforia si alternano a momenti di depressione, di rabbia, anche verso sé stessi. Il paziente tende a idealizzare o svalutare in maniera assoluta gli altri sia nelle relazioni amicali che sentimentali. Lo stesso vale per la percezione di sé passando da stati di delirio di onnipotenza a momenti di completo discredito delle proprie capacità che lo mettono in crisi dinanzi alle scelte da compiere.
Altri punti topici da toccare possono essere la paura dell’abbandono, problemi interpersonali di conflittualità e violenza, comportamenti impulsivi a rischio come abuso di sostanze, disturbi alimentari, azioni pericolose o illegali, specialmente nei momenti di onnipotenza. Autolesionismo e tendenze suicide, depressione, paranoia, e insonnia. Come se non bastasse la BPD ha la tendenza a presentarsi in concomitanza di altri disturbi, quella che i sapienti chiamano comorbidità, con il disturbo narcisistico della personalità, il disturbo post-traumatico da stress, il disturbo dissociativo dell’identità.
Ora, a parte telefonare al mio psichiatra di fiducia, essendo nel mio momento di onnipotenza, vi lascio meditare su quanto detto.
– Ma come?! Non hai scritto di un personaggio così?!
– Certo, miei piccoli lettori, l’ho scritto per un concorso ma non è mai stato pubblicato.
– E lo possiamo leggere? Quando? Quando?
– Forse nei prossimi giorni, chissà.
Cheers.
(*) Disclaimer (da leggere velocemente tutto d’un fiato come nelle pubblicità dei farmaci)
Quanto scritto non vuole e non può essere in nessuna maniera considerato un trattato medico, e nessuna delle informazioni, o consigli, o altro può avere valenza medica. Si tratta di mie opinioni e considerazioni. Ci sono numerosi specialisti in grado di diagnosticare e trattare i disturbi dei quali parlo e ai quali il lettore deve rivolgersi in caso di necessità. In secondo luogo in nessun modo l’autore, sarei io, vuole ridicolizzare o minimizzare i disturbi trattati e chi ne soffre. Anzi a loro vanno tutta la mia solidarietà e affetto. Detto questo un po’ d’ironia può scapparci ma solo perché la vita è già difficile di suo e se ci togliamo pure qualche risata a denti stretti allora non ha più molto senso.