Bio

Dovrei scrivere una biografia accattivante, magari parlando di me in terza persona, ma alla soglia di anni cinquanta credo abbia poco senso.

Piacere, Valentino Eugeni, nato nel 1975, quando i nerd erano sfigati e la gente storceva il naso per la musica elettronica. Vivo per scelta in campagna in un paesino marchigiano di ottocento anime scarse, di cui molte sono ospitate in una ridente casa di riposo, con mia moglie, due figlie, numerosi gatti, cani e cactus dato che la mia casa è esposta a sud e sono le uniche piante che non vengono carbonizzate d’estate.

Sono nictofiliaco, da questo probabilmente la mia misantropia e passione per le menti deviate. Nictofiliaco significa che prediligo la notte al giorno, dormo pochissimo e per non dare fastidio alla “gente normale” ho iniziato a scrivere.

Sono un voracissimo giocatore di ruolo, attività che è profonda immersione nell’animo umano non solo pupazzetti per bambinoni, ex sviluppatore di videogiochi perché da piccolo avevo il VIC-20 e sapevo leggere, e sono eclettico al limite della casualità. Non tollero l’idea di non sapere qualcosa, probabile sindrome di onnipotenza, e quindi mi informo su tutto. Io ero quello che spiegava come funzionavano i tubi catodici agli attoniti compagni di classe che stavano scambiando figurine e parlavano di tette.

Mi piacciono anche le tette.

Seguo quello che mi colpisce a livello emotivo, sono istintivo, e pertanto pessimo nel pianificare le cose e nell’orientarmi, probabile disturbo di sequenziazione. Regalo preferito a Natale: taccuini a spirale. Ora dovrei dire che non esistono i generi letterari, che le mie storie sono commistioni, misture, pozioni alchemiche inebrianti ottenendo il risultato opposto, e quindi mi piazzo la coccarda del noir bene in evidenza sul mio moderatamente villoso petto. Perché noir? Perché gli eroi non esistono, perché ogni personaggio è un labirinto, deve essere un labirinto, altrimenti è un cartonato e a nessuno piacciono i cartonati.

Inoltre diciamocelo: il bene non vince mai, e siamo tutti dei pessimi soggetti.

Sono un autodidatta, non potrebbe essere altrimenti, e dopo aver pubblicato romanzi di generi vari e assortiti, novelle, raccolte e così via discorrendo, dopo aver vinto concorsi, guidato eserciti e conquistato Babilonia, sono giunto alla convinzione che, nell’epoca dell’immagine e di gente che balla su Tik Tok, la parola abbia il potere e l’obbligo morale di aggiungere dimensioni.

Non dobbiamo semplificare, dobbiamo complicare.

Durante l’ennesimo colpo di testa approdo anche al teatro e, dall’alto della mia presunzione, inizio a scrivere drammi e commedie. Non so se esiste una patologia per la quale si ha un desiderio smodato di veder piangere gli spettatori in sala ma io ne soffro. E, male per voi, mi riesce bene.

Mi piacciono il whiskey e il gin, fumo sigari, (pessime abitudini, non fatelo a casa) e probabilmente sono nato nel posto e/o nel tempo sbagliato ma questo lo dicono praticamente tutti. Adoro ascoltare musica diversa e in lingue inusuali, in particolare il tedesco, e mi lascio spesso ispirare da brani improbabili con risultati molto divertenti perché credo che nulla possa esprimere il dolore quanto un timpano e un ensemble di fiati.

E questo è tutto gente.