No, macché tris di primi! Ho acidità di stomaco perché somatizzo!

Una delle scuse più bieche per giustificare abbuffate pantagrueliche (tiè, cultura a pacchi da tre) e abusi di grappe al mirtillo. Ma che cos’è davvero la somatizzazione? Uno scioglilingua tipo l’arcivescovo di costantinopoli o una cosa seria?

La somatizzazione è il processo per il quale chi è affetto da disturbi somatoformi, (dicendo so-ma-to-for-mi farai un figurone nei salotti buoni), avverte dolori e sintomi nel proprio corpo a fronte di fattori psicologici. In tali soggetti i sintomi fisici, ad esempio nausea, affaticamento, dolori e sensazioni varie, diventano la loro preoccupazione principale, diventano un disturbo. E’ affascinante notare che il soggetto può effettivamente avere una qualche patologia o cagione per i suddetti dolori. In tal caso ne sarà ossessionato e trascorrerà lunghe ore nei corridoi delle ASUR e Pronto Soccorsi. (Pronti Soccorsi? Pronti Soccorso? o Pronto Soccorso invariante? Votate!)

Il lettore sveglio, e con quel pizzico di voglia di polemizzare, potrebbe sollevare un’obiezione a quanto detto. L’obiezione è la seguente: è normale avere reazioni emotive a uno stato di disagio fisico. Quindi ogni volta che sbatto il mignolo sul comodino e divento improvvisamente irritabile e scontroso sto somatizzando?!

La risposta è no. Si ha un disturbo somatoforme quando la reazione è spropositata e invalidante, tanto da rendere difficili, per il soggetto, i rapporti sociali, lavorativi e le attività quotidiane.

Lo leggo nei tuoi subdoli occhietti da scrittore malvagio a cosa stai pensando. Un personaggio che somatizza è l’innesco perfetto per gag, battute, sfottoni vari, e sguardi in camera con le risate finte sotto, non è così? Ma pensiamoci bene. Quanto può essere penoso avvertire un continuo disturbo nel proprio corpo e non riuscire a pensare ad altro? L’ossessione è spesso fonte di disagio e dolore, ma quando l’ossessione è proprio verso il disagio e il dolore?

Come si può raccontare?

I disturbi somatoformi si possono classificare in diverse categorie, a seconda dei comportamenti che causano e della percezione dei disagi fisici correlati. Abbiamo il disturbo somatoforme, (vulgaris, mi verrebbe da aggiungere ma poi i medici, quelli veri, verrebbero a casa mia a picchiarmi con un taccuino e sarebbe spiacevole), è una forma di forte ansia e preoccupazione per i sintomi. E’ un tormento e un assillo continuo che costringe il paziente a recarsi spesso dal medico (che è già una sofferenza di per sé), e a cercare cure e rimedi. Il soggetto potrebbe aver sviluppato questa ossessione, ad esempio, per evitare delle responsabilità o per la necessità di ricevere cure e attenzioni. Cure e attenzioni che, spesso, non lo soddisfano o non funzionano proprio, e quindi cambia medico e specialista alla ricerca di un sollievo inarrivabile.

E qui ti è venuto in mente Melman la giraffa di Madagascar? Giusto?

SBAGLIATO!

Melman soffre di un disturbo d’ansia da malattia, nomato in passato ipocondria o ipocondriasi, nel quale il soggetto è tormentato non tanto dai sintomi di qualcosa che ha, ma di qualcosa che potrebbe avere, delle malattie che che potrebbe contrarre o covare senza saperlo. Prendersi cura di sé stessi e fare dei checkup di tanto in tanto non è sbagliato né patologico. Nel momento in cui, però, la necessità di controllare e salvaguardare il proprio stato di salute diventa fondamentale e invalidante, cioè impedisce al soggetto di funzionare normalmente come individuo, allora si parla di ansia da malattia. Il soggetto controlla maniacalmente il proprio battito cardiaco, le cose che tocca e le persone con cui interagisce e può scegliere di non interagire per non correre rischi.

Esiste un’altra categoria ancor più peculiare e invalidante, il disturbo da sintomi neurologici funzionali. (Anche questo, se lo impari a memoria, rimorchierai nei bar che Sex and The City al confronto sembrerà una puntata moscia di Heidi). Il soggetto, in questo caso, non ha paura di prendere malattie, né si lamenta di sintomi che sente solo lui, ma converte i disturbi psicologici in distrubi del sistema neurologico causando vere e proprie paralisi di arti, cecità, sordità e così via. Diagnosticare un simile disturbo è molto complesso perché si deve essere certi di aver escluso le reali cause fisiche. (Momento Super Quark: l’incapacità di parlare alle donne di Rajeesh Koothrapali in The Big Bang Theory non è un disturbo da sintomi e blah blah ma mutismo selettivo da ansia sociale, sapevatelo).

I distrubi fittizi chiudono questa carrelata. La parola fittizio in nel contesto può far pensare a un soggetto che, per qualche sua ragione, o per sfuggire all’INPS, o per fregarsi i posti riservati alle persone con disabilità, finga di avere un qualche malanno. Quello non è un soggetto affetto da qualche disturbo è solo stronzo furbetto. Chi soffre di questo disturbo vede in sé, o negli altri, sintomi che non esistono anche, e soprattutto, in assenza di un qualche vantaggio personale.

Ma che vuol dire sintomi imposti agli altri? Argomento ghiotto per chi si occupa di horror psicologico. Un soggetto affetto da un disturbo fittizio imposto a un’altra persona, detto anche, e non scherzo, sindrome di Munchausen per procura, vede nel soggetto accudito sintomi che non esistono. E fin qui, si fa per dire, tutto bene. La sua convinzione è così forte da indurlo a falsificare esami delle urine, o del sangue, magari introducendo sostanze contaminanti o arrecare volontariamente danni all’accudito mediante farmaci o altro per sostanziare i sintomi immaginari. Dov’è la parte horror? Beh, la maggior parte delle persone che ne soffrono sono genitori, e gli accuditi sono bambini.

La diagnosi e la cura dei disturbi somatoformi è molto complessa. In primo luogo bisogna diagnosticare e possibilmente eliminare tutte le reali cause fisiche per poi addentrarsi nella psiche del paziente e scoprire le ragioni che innescano un tale invalidante comportamento. Può sembrare ridicolo, e un po’ paradossale lo è, che un soggetto che abbia così a cuore la propria salute non corra immediatamente da uno psicologo per farsi aiutare. Il problema è proprio questo: il soggetto è così convinto di avere una qualche patologia da non rivolgersi a un doktore ti cervellen ma a uno specialista, il quale gli dirà che non ha nulla e questa, lo abbiamo capito, non sarà una risposta accettabile. E il ciclo si ripete.

Detto questo, vado a mettermi un cerotto lombare che ho un dolorino proprio qui…

Adieu.


(*) Disclaimer (da leggere velocemente tutto d’un fiato come nelle pubblicità dei farmaci)

Quanto scritto non vuole e non può essere in nessuna maniera considerato un trattato medico, e nessuna delle informazioni, o consigli, o altro può avere valenza medica. Si tratta di mie opinioni e considerazioni. Ci sono numerosi specialisti in grado di diagnosticare e trattare i disturbi dei quali parlo e ai quali il lettore deve rivolgersi in caso di necessità. In secondo luogo in nessun modo l’autore, sarei io, vuole ridicolizzare o minimizzare i disturbi trattati e chi ne soffre. Anzi a loro vanno tutta la mia solidarietà e affetto. Detto questo un po’ d’ironia può scapparci ma solo perché la vita è già difficile di suo e se ci togliamo pure qualche risata a denti stretti allora non ha più molto senso.