Mangiare è un piacere e una necessità. Uno di quei dualismi tipo: onere e onore, diritto e dovere, culo e camicia. Nutrirsi bene serve al nostro corpo e alla nostra mente, cosa che le nonne sapevano bene, pur rimpinzandoci a forza di salutarissimi grassi saturi fritti e rifritti. E assaporare delle deliziose pietanze sviluppa endorfine, ed è la causa di numerosi matrimoni e/o tradimenti, una delle pochissime accezioni per le quali “prendere per la gola” non è un reato.
E fin qui tutte rose e fiori (commestibili si intende), ma cosa succede quando nutrirsi diventa un’ossessione? Quando il proprio peso diventa un ossessione, (non piangere! Non è dignitoso per un autore!), come si vive quando il cibo diventa il nemico?
Parliamo di anoressia nervosa.
L’anoressia nervosa è un disturbo dell’alimentazione decisamente abusato in tutti i racconti, storie, film indipendenti dove si parla di giovani donne o ragazzine adolescenti con bassa autostima. Il solito stereotipo sull’ossessione per l’aspetto fisico eccetera. Errore. Mi spiace contraddirti ma non è così: non si tratta di una trovata narrativa ma di una triste verità. Non in maniera assoluta, ovviamente, però l’anoressia nervosa colpisce principalmente esponenti del sesso femminile nell’età compresta tra la pubertà e i quarant’anni.
Le forme lievi sono difficilmente diagnosticabili, quindi è possibile che una buona fetta del genere maschile ne soffra e non se ne accorga nessuno. La chiave di questo disturbo è l’ossessione e la regolarità. Decidere di eliminare uno dei due bovi arrostiti che mangi regolarmente a pranzo e a cena perché un’amica di tua cugina ha detto che hai messo su pancetta non fa di te una persona affetta da anoressia nervosa.
Prima di proseguire voglio spezzare uno spiedino in favore, o meglio a difesa, di chi soffre di disturbi alimentari. Non si tratta di un capriccio, non è mancanza di Volontà quella con la maiuscola di quando c’era “lui”, non si tratta “semplicemente di cambiare abitudini”. E’ un disturbo serio, difficilmente compresibile perfino per chi ne soffre, e per coloro che hanno con esso a che fare. Ora che, attraverso queste parole, ti ho fatto capire di non farmi battute su quello che mangio, andiamo avanti.
L’anoressia nervosa si manifesta in due modalità: l’anoressia nervosa restrittiva e l’anoressia nervosa con bulimia e vomito eliminazione. Il primo modo prevede che la persona affetta da questo disturbo si astenga dal cibo, o da diverse tipologie di cibi. Spesso questa modalità si accompagna a esercizi fisici eccessivi, (detto anche overtraining che non è un colpo segreto di Naruto bensì un elegante inglesismo). Si tratta di allenarsi compulsivamente e ossessivamente pena l’odiato aumento di peso. No, scendere le scale due volte al giorno non è esercizio fisico compulsivo e non è una scusa per “reintegrare gli zuccheri” con un paio di pinte.
La seconda modalità, invece, comporta che il soggetto tenda a limitare il consumo di cibo ma si sovra alimenti, o abbuffi (che non è una super eroina bionda che ammazza vampiri in sovrappeso), e poi applichi comportamenti di vomito eliminatori. Se non hai ancora capito cosa siano i “comportamenti eliminatori”, pensa al giorno dell’addio al celibato del tuo migliore amico e ricordati dove eri tra le quattro e le cinque di mattina. Oppure il soggetto ricorre ai lassativi.
Quali sono le cause dell’anoressia nervosa? A parte essere femmina e adolescente?
La scienza, a queste importanti domande, risponde con un molto rigoroso: boh, chi lo sa?
Alcuni studi hanno determinato che fattori genetici, ambientali e sociali concorrono allo sviluppo dell’anoressia nervosa. Strano? Ragioniamo insieme. L’ossessione per l’aspetto fisico, la magrezza, e quello stato di grazia patinato denominato “fitness”, sono una mania del nostro tempo e una mania che deriva dalla società con un livello di contraddizione al limite del surreale: devi rimanere in forma altrimenti quest’estate chi ti si fila, ma mangia al McDonalds altrimenti sei uno sfigato vegano ecologista di sinistra un po’ snob.
Da questa contorta filosofia di vita i bambini non sono immuni! La assorbono, la interiorizzano, e nel momento in cui la personalità passa da “uh, voglio le penne di Hello Kitty” a “uuuh, mi guardano tutti sono orrenda”, è facile che, nei soggetti predisposti, si sviluppi l’anoressia nervosa. Il dato affascinante è che una metà delle adolescenti adotta comunque una dieta o qualche metodo per controllare il peso. A rafforzare la tesi dell’influenza sociale possiamo dire che la maggior parte dei soggetti che sviluppano l’anoressia nervosa appartengono a una classe socio economica media o alta, hanno un ottimo rendimento scolastico e lavorativo, e sono meticolosi al limite della compulsività. (Ricordarsi di fare il discorso a mia figlia quella grande…)
Inoltre nelle società dove il cibo scarseggia l’anoressia nervosa non si manifesta.
Sembra una squallida battuta ma non lo è.
Volendo raccontare di un personaggio affetto da questo disturbo cosa dobbiamo mostrare e non raccontare? Primo segnale: aumento della preoccupazione per la dieta e il peso. Attenzione, il personaggio non deve essere effettivamente sovrappeso, in tal caso si tratta di una preoccupazione lecita. Il secondo segnale sarà che l’ansia per il peso aumenta all’aumentare del dimagrimento e se anche amici e familiari rassicurano il soggetto di essere magro, aitante e bello come Bradangelina, continueranno a cercare di perdere etti di presunto lardo.
Quando interrogato sul proprio peso la risposta sarà sempre: sono grasso, anzi obeso, anzi praticamente un camion di sugna. Vi sarà un rifiuto completo e categorico di assumere medicinali, e il soggetto sarà convinto di essere un incapace senza controllo perché: diavolo continuo a ingrassare.
Il termine anoressia significa “mancanza di appetito”. In realtà i soggetti affetti da questo disturbo hanno fame e perdono l’appetito solo quando sono estremamente emaciati. Emaciato vuol dire secco secco, con le guance scavate.
(Per il personaggio di Skinny ho voluto aggiungere qualche mania filo anoressica per accentuare le stranezze di questa donna geniale. Chi è Skinny?! Ne parlo qui)
Nonostante la fame, piuttosto che mangiare, si preoccupano di seguire una dieta e calcolare le calorie, accumulano o nascondono o gettano il cibo, questo comportamento può andare bene per un personaggio giovane, però potrebbe essere affascinante applicarlo ad un adulto in una relazione di coppia. Altro atteggiamento apparenetemente innocuo: raccogliere ricette e preparare piatti molto elaborati per altri ma non per sé stessi.
Una metà delle persone affette da anoressia tende ad abbuffarsi e poi vomitare eliminare o assumere lassativi e mentono sulla quantità di cibo ingerito. Il ciclo mestruale si interrompe, anche prima di aver perso peso eccessivamente, e spesso si accompagna a un calo del desiderio sessuale. Subentrano poi bradicardia, cioè il cuore pompa piano, e ipotensione, cioè la pressione bassa. Possono sviluppare un eccesso di peluria sul corpo e sul volto, gonfiore e accumulo di liquidi e sensazione di stipsi.
Devi pensare al personaggio affetto da anoressia nervosa come una sorta di genio del male, perché in effetti lo è: è spesso molto intelligente e ha alti standard per quanto riguarda il proprio rendimento. Riesce a dissimulare e nascondere le proprie abitudini alimentari nocive, così come nicchiare ed evitare le domande relative al peso. Pertanto chi gli sta intorno può accorgersi del disturbo solo quando diventa grave, evidente e, purtroppo, mortale.
Sì, di anoressia nervosa si può morire. Circa il 10% dei soggetti, se non trattati, giunge al tragico epilogo.
Narrare di anoressia è raccontare la nostra società, raccontare l’evoluzione del corpo nell’epoca della perfezione sintentica, è parlare dei rapporti con la famiglia. Non va affrontato a cuor leggero e usato come “patologia di comodo” per affrontare il tema padre/figlia o il rapporto con il mondo dello spettacolo. Si può fare di meglio e lo voglio vedere!
Capito?
Adieu.
(*) Disclaimer (da leggere velocemente tutto d’un fiato come nelle pubblicità dei farmaci)
Quanto scritto non vuole e non può essere in nessuna maniera considerato un trattato medico, e nessuna delle informazioni, o consigli, o altro può avere valenza medica. Si tratta di mie opinioni e considerazioni. Ci sono numerosi specialisti in grado di diagnosticare e trattare i disturbi dei quali parlo e ai quali il lettore deve rivolgersi in caso di necessità. In secondo luogo in nessun modo l’autore, sarei io, vuole ridicolizzare o minimizzare i disturbi trattati e chi ne soffre. Anzi a loro vanno tutta la mia solidarietà e affetto. Detto questo un po’ d’ironia può scapparci ma solo perché la vita è già difficile di suo e se ci togliamo pure qualche risata a denti stretti allora non ha più molto senso.