Skinny nacque in un racconto che arrivò secondo al Mystfest di Cattolica insieme alla sua controparte il buon, si fa per dire, Don Fausto Melis, nell’ormai lontano 2020.

Skinny non ha un nome vero e proprio. Sarà anche stata registrata all’anagrafe da qualche parte ma nessuno lo sa, lei non ne parla, e se insisti si chiude nelle ginocchia e ti chiede di portarla alla stazione. Skinny pesa quaranta chili, avrà una trentina d’anni, veste come una rocchettara di Grease, ha una mente geniale, è completamente bruciata dall’eroina, non riesce a guardarti in faccia, dorme dove capita, ha una fissa per i giocattoli a molla del McDonald’s.

(Se vi interessa ho scritto un articolo sull’eroina, può sempre servire. Eroina (nel senso di DROGA))

Eppure Skinny ha un talento, sa trovare le persone, ne capisce le motivazioni, sa collegare i fatti, pare anche che abbia studiato antropologia forense, per quanto tempo e con che risultati non ci è dato saperlo, e che “legge molto sui crimini”. Un’investigatrice mancata? Forse. Un genio che ha preso troppe pedate dalla vita? Probabile. Seguiva le serie True Crime su Netflix?

(Un’occhiata al mio romanzo “Uno spettacolo per pochi”, potrebbe fugare qualche dubbio, ma fate voi, chi sono io per insistere?!)

Skinny è il personaggio di cui non puoi non innamorarti, e questo il buon Fausto lo sa bene. E’ forte, ha resistito a colpi che avrebbero spezzato chiunque, è fragile, si nasconde dietro i silenzi, è timida. Ha un cuore d’oro, si prodiga per chi non ha davvero nessuno dalla propria parte, eppure sa essere logica, spietata, calcolatrice, letale e precisa come un bisturi. Don Fausto sospetta che abbia anche fatto ammazzare qualcuno, ma non ha il coraggio di chiederlo.

Skinny ha perso tutto, cercava un po’ di soldi, ha trovato un amico.

L’amicizia con Don Fausto è improbabile, una sorta di co-dipendenza, basata su ricordi e sensi di colpa. E’ la sorella che Fausto ha perso, lui è lo scudo di cui lei ha bisogno, e entrambi cercano di rimediare al male che hanno compiuto e subito in passato. Skinny risolverà il mistero della morte di Marzia, la sorella di Fausto, e ne risolveranno molti altri insieme, nella loro maniera sporca e rabbiosa. Scavando nel torbido, nel marcio della città di Milano, e pestando i piedi a un avvocato di troppo.

Skinny è l’anti investigatore per eccellenza. Lei cerca persone ma non per la polizia, lei lavora per la malavita, per i diseredati, per chi vive ai margini e lo fa per ragioni che, spesso, non sono chiare nemmeno a lei. E’ la sua nera forma di redenzione, annaspa per la luce in un luogo che di luce non ne ha e lei la inventa, la immagina.

Per rendere tutto questo di lei ho scelto di non rappresentare mai i suoi pensieri, di non consentire mai al lettore di entrarle dentro ma di poterla solo intuire, immaginare, sia dalle ipotesi del narratore, il succitato Don Fausto, sia dalle sue parole ma, soprattutto, dai suoi gesti strani, maniacali, ottusi.

L’eroina è stata la sua rovina ma è stata la sua salvezza. Ne è uscita a forza, male, strappando via lembi della sua anima, perché ciò che le è successo non poteva essere compreso da infermieri e psicologi. Lei ha fatto ciò che doveva, come sempre, e nel processo ha gettato nella spazzatura brandelli di sé. Per questo tiene lo sguardo fisso nel vuoto, per questo trema, per questo cambia argomento e allinea le patatine. Gli ingranaggi della macchina Skinny hanno preso troppe martellate, ma la macchina Skinny continua a girare.

Un pomeriggio si presenterà in chiesa, nella parrocchia degli Angeli Custodi, e, fissando il crocifisso gli chiederà se ha i soldi per la benzina, e a quel punto …