Quante volte lo hai detto?
E quante ti è stato detto, Papà Castoro?
Ma di cosa si tratta esattamente?
Perché hai iniziato questo articolo con tante domande, Papà Castoro?
Il termine schizofrenia venne coniato nel 1908 da un certo Bleuler il quale unì due parole greche che significano “io divido” e “mente”, ma il disturbo in realtà non implica una scissione della personalità, o sindrome delle personalità multiple, bensì la divisione delle funzioni cognitive. Quindi ogni volta che hai dato dello schizofrenico a qualcuno che mostra comportamenti antitetici e dissociati, vergona! Non è questa la sindrome da usare. E se hai usato una sindrome per insultare qualcuno: doppia vergogna!
E se non capisci perché dovresti doppiamente vergognarti: tripla vergogna.
Ma andiamo avanti.
La schizofrenia è un vero cocktail micidiale di problemi. Cito gli ingredienti principali: psicosi, allucinazioni, deliri, linguaggio disorganizzato, anaffettività, deficit cognitivi e, per finire, malfunzionamenti sociali vari e assortiti. Volendo descrivere con accuratezza (e un pizzico di morbosità) un personaggio schizofrenico cosa bisogna fare? Semplice. Prendere gli ingredienti e declinarli.
La psicosi è la perdita di contatto con la realtà, il personaggio vive in un mondo suo, con regole sue. Non necessariamente paranoico ma con avvenimenti che esistono nella sua mente o che vengono interpretati in maniera, ecco, originale. Psicosi e delirio, vanno molto d’accordo con le allucinazioni, che ricordo essere false percezioni sensoriali, cioè cose che vedi solo tu e non dolori articolari al dito grosso del piede. Le allucinazioni più frequenti sono di tipo uditivo: voci che commentano o parlano, offendono e similia. (Se sono 48 ore che non dormi perché il notturno da Monaco era a 40 gradi, e puzzava di carro bestiame, e senti una voce angelica che ti chiama sappi che non è schizofrenia ma un effetto collaterale della carenza di sonno).
Esistono diverse forme di delirio: quelle nelle quali si è convinti che qualcuno ce l’abbia con noi. Deliri persecutori. La convinzione che un testo, una canzone, un passo biblico, le parole dei trapper abbiano un senso, siano dirette a noi, proprio a noi. Delirio di riferimento. La fissazione che qualcuno possa leggere, rubare, cambiare i nostri pensieri. Delirio di furto o innesto del pensiero. Nota bene, i deliri schizofrenici raramente hanno contatto con la realtà, ma sono bizzarri, fantasiosi che “terrapiattista scansati”.
Il personaggio parla poco e in maniera disorganizzata, caotica, salta da una cosa all’altra, collega fatti che non sono collegati e la stessa “logica fuzzy” si applica alle cose che fa e a come le fa. Da qui si origina, ovviamente, la difficoltà del personaggio di interagire socialmente con gli altri, (vai a capire cosa gli passa per la testa), e in ambito lavorativo. Credo che l’esercizio utile, per uno scrittore, o anche attore perché no, sia quello di sovvertire alcune regole del mondo reale e sperimentare come queste convinzioni possano influenzare il comportamento del personaggio. Se sono convinto di essere allergico all’aria calda perché al suo interno vedo particelle di calore fucsia che si agitano e mi odiano, come cambieranno i miei sabato sera?
Ma sai da cosa deriva la schizofrenia, Papà Castoro?
(Ci stavo arrivando!) Ora la parte davvero divertente, grottescamente parlando, è che non si ha affatto idea di quali siano le cause di cotanto caos. L’unica cosa certa è l’esistenza di una componente biologica. Cosa vuol dire “componente biologica”, Papà Castoro? Significa che vi sono evidenti alterazioni della struttura cerebrale, per dirne una la diminuzione dell’ippocampo anteriore, (che non è un esserino marino preistorico ma un’area del cervello), e della neurochimica della dopamina e del glutammato. No, frequentare spesso ristoranti cinesi che usano salsa di soia non causa schizofrenia.
Dato che vogliamo essere “scrittori seri”, e dire “è schizofrenico perchéssì!” non ci piace, possiamo introdurre nel background del personaggio alcuni fattori che possono aver scatenato la schizofrenia. Quindi ben venga la predisposizione genetica: parenti, madri e zii d’america allucinati, complicazioni al parto di ogni ordine: peso sotto i due chili e mezzo, incompatibilità sanguigna e ipossia, cioè il bambino non respirava. Proprio come te, Papà Castoro? Aggiungiamo infezioni virali, ma che siano al sistema nervoso, e l’onnipresente trauma infantile e/o abbandono.
Esistono però anche dei fattori ambientali che possono innescare i sintomi psicotici e questo, permettetemi, è ottimo narrativamente parlando. Esempio. Soggetto vulnerabile, per le motivazioni succitate, che si trova a vivere un cambiamento improvviso e difficile, tipo la perdita del lavoro, o doversi allontanare da casa per lunghi periodi, una relazione che finisce, o l’abuso di “sostanze” (Vedi l’articolo sulle DROGHE qui!) e si sconnette dal reale. Ci si può scrivere di tutto.
Non pensi di essere un pochino cinico scrivendo così, Papà Castoro?
Arrivo ad un capitolo molto triste di questo articolo: il sucidio. Circa il sei percento dei pazienti con schizofrenia si suicida, l’aspettativa di vita si riduce di almeno una decina di anni, e la cosa davvero più triste è che l’incidenza dei suicidi aumenta nei pazienti giovani e che hanno una migliore prognosi di dimissione. Vuol dire che possono guarire più facilemente, vero, Papà Castoro? Può sembrare paradossale ma dato che questi soggetti hanno ancora un’alta capacità di provare sofferenza e angoscia, sono più inclini a rendersi conto del proprio disturbo e decidere di allontanarsi da esso definitivamente.
Detto questo chiudo l’articolo perché continuano a farmi domande fastidiose dall’altra stanza ed è ora che mi faccia sentire!
A presto.
Insomma, la volete smettere di chiamarmi Papà Castoro?!
Dove siete finite?
Devono essere uscite.
Mah.
(*) Disclaimer (da leggere velocemente tutto d’un fiato come nelle pubblicità dei farmaci)
Quanto scritto non vuole e non può essere in nessuna maniera considerato un trattato medico, e nessuna delle informazioni, o consigli, o altro può avere valenza medica. Si tratta di mie opinioni e considerazioni. Ci sono numerosi specialisti in grado di diagnosticare e trattare i disturbi dei quali parlo e ai quali il lettore deve rivolgersi in caso di necessità. In secondo luogo in nessun modo l’autore, sarei io, vuole ridicolizzare o minimizzare i disturbi trattati e chi ne soffre. Anzi a loro vanno tutta la mia solidarietà e affetto. Detto questo un po’ d’ironia può scapparci ma solo perché la vita è già difficile di suo e se ci togliamo pure qualche risata a denti stretti allora non ha più molto senso.